Domenica 28-03-2010: Il labirinto del fauno(G. del Toro, 2006)
Spagna 1944.
L'esercito franchista sta piegando le ultime frange di
resistenza alla "normalizzazione" del paese, ormai quasi totalmente sotto il
controllo di Franco. Carmen, una giovane vedova, ha sposato Vidal, un capitano
dell'esercito, e lo raggiunge assieme alla figlia dodicenne Ofelia. La bambina
soffre per la presenza dell'arrogante patrigno e cerca di aiutare la madre che
sta affrontando una gravidanza difficile. Il suo rifugio è costituito dal mondo
delle fiabe che si materializza con la presenza di un fauno che le rivela la sua
vera identità. Lei è la principessa di un regno sotterraneo. Per raggiungerlo
dovrà superare tre prove pericolose.
Per “Documentaria”, la rassegna dedicata ai documentari indipendenti, questo mese:
Proiezione "KILL YOUR IDOLS"
di Scott Crary (USA - 2004 - 70')
“Un sound apocalittico”. Così Martin Rev, dei Suicide, sintetizza la rivoluzione musicale che scosse New York tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.
La cosiddetta «No Wave», celebrata da questo film, non nasceva come movimento musicale, quanto come modo di esprimere le urgenze artistiche di una generazione disperata, che non seguiva alcun canone né prendeva spunto da nulla di già ascoltato prima.
“People started to create with music because they had no other choice”
Così comincia a ripercorrere la scena punk e post-punk newyorkese dal finire degli anni '70 ad oggi “Kill Your Idols”, vincitore nel 2004 del Tribeca Film Festival come miglior documentario.
Dopo un concerto, un gruppo dell'alta
borghesia messicana si riunisce in un salone ma non può più uscirne, bloccato da
una forza misteriosa. E nessuno può entrare. Quando l'incantesimo si rompe, si
ritrovano in una chiesa. È una commedia nera ricca di acri succhi antiborghesi e
anticlericali. In questa vicenda onirica, in questo mostruoso giro di atti
mancati, il surrealismo di Buñuel si manifesta in tutta la sua ricchezza
fantastica. Pur essendo assai precisa l'analisi di classe, si ha il sospetto che
in questo verdetto d'impotenza Buñuel alluda a condanne più vaste e vi coinvolga
il genere umano nel suo complesso.
Scritto da L. Buñuel e Luis Alcoriza,
rielaborazione del cinedramma Los naufragos de la calle Providencia, messo in
scena da José Bergamín. Premio Fipresci a Cannes, Giano d'oro al Festival
Latinoamericano di Sestri Levante, premio A. Bazin al Festival di Acapulco.
The fountain - L'albero della
vita (D. Aronosfky, 2006)
Thomas Creo è rispettivamente un conquistador, uno scienziato e un astronauta
che vuole vincere la morte e salvare la donna che ama, Isabel: una scrittrice,
una regina, un pensiero fatto albero di vita. Il viaggio epico di Thomas ha
inizio nella Spagna del sedicesimo secolo, governata da Isabella e minacciata
dal Grande Inquisitore, prosegue nello studio di un biologo del ventunesimo
secolo e termina con un esploratore del futuro in viaggio verso Xibalba, una
nebulosa lontana. Tre storie, un personaggio e un solo amore per tre periodi
temporali che confluiranno davanti all'Albero della Vita, una pianta leggendaria
la cui linfa dona a chi la beve la vita eterna.
Combinando la cultura
Maya con quella biblica, Aronofsky crea un mondo nuovo, che risulta familiare
perché risponde a esigenze conoscitive e classificatorie presenti a tutte le
società. Modelli archetipici noti e miti di creazione e di fondazione della
realtà condivisi, che soddisfano il bisogno di cercare spiegazioni e di darsi
ragione sul bisogno di infinità ed eternità.
Laboratorio Creativo FusoLab in collaborazione con l'Ass. Culturale Nuovi Orizzonti Latini presenta
Bajo Juárez, la ciudad devorando a sus hijas / Bajo Juárez la città che devora le sue figlie.
Dir: Alejandra Sánchez e José Antonio Cordero, Messico, 2007, 96’, V.O. Spagnolo. sott. italiano
Presentazione del documentario a cura della Dott.ssa Cecilia Rinaldini, giornalista RAI.
Il documentario si concentra intorno al fenomeno della violenza sulle donne nella città di Juárez, in Messico. Per la realizzazione del documentario, entrambi registi hanno fatto una profonda ricerca di sette anni. Bajo Juárez ha vinto numerosi Premi nei festival messicani ed internazionali.
Domenica 07-03-2010: Eraserhead – La mente che
cancella (D. Lynch, 1977)
Uno stralunato e disadattato figuro e sua moglie, donna vittima di una famiglia
totalmente folle,
prodotto di una società dei bassifondi in una città grigia
e industrializzata, hanno un figlio.
La creatura è mostruosa, ma l'uomo
cerca di allevarla, in una situazione sempre più allucinata
ed esasperata.
La trama sembra quasi un pretesto per farci precipitare nelle follie di
Lynch,
in cui il logico scompare per lasciare posto ad una serie di metafore
simboliche, un affresco
malato della diversità e del delirio. Espressionista
e surrealista fino all'inverosimile,
ricco di inquadrature che si
trasformano in pochi secondi, i rimandi allucinati al mondo
dell'assurdo, i
terrificanti rumori e i suoni dilatati e distorti fino all’inverosimile,
annichiliscono
i sensi dello spettatore rapito da sequenze di immagini oltre
ogni controllo.
In una megalòpoli, capitale di un non identificato Paese,
imperano il Potere e la Burocrazia. Nulla e nessuno sfugge al sistema
computerizzato del Dipartimento informazioni. Contro l'indifferenza e la follia
collettiva resta a lottare una sparuta minoranza di ribelli: dei terroristi
bombaroli che cercano di minare il sistema attraverso il sabotaggio, agli ordini
dell'inafferrabile Harry Tuttle, idraulico sovversivo. Protagonista del film è
però il sognatore Sam, addetto agli sterminati archivi del Dipartimento
Informazioni, che oppone al grigiore della "routine" ed alla ossessività del
Grande Sistema la sua possibilità di evadere nel sogno liberandosi dalla
tecnologia e dai vapori industriali della città per raggiungere in volo la sua
amata, finché non si imbatte in un errore che ha provoca l'arresto di una
persona innocente... A partire da una tragica casualità prende il via l’epopea
di Sam, invischiato nell'intrigo politico per aver seguito unicamente le vie del
cuore. Film di enorme impatto visivo: coreografico, immaginifico, dissacrante e
allucinatorio, e punteggiato da un geniale e umoristico pessimismo.
21-02-10: Blade Runner (Ridley Scott 1982, 117 minuti)
Rick Deckard, poliziotto-killer poco amante dei suoi stessi simili, si muove su di una Terra post-apocalittica, battuta perennemente da piogge radioattive. Il suo compito è eliminare androidi ribellati al sistema che li rende schiavi. Ma Deckard è un uomo disilluso, stanco di sopprimere creature viventi a sangue freddo, creature che forse sente più simili a sè degli stessi umani, con la loro voglia di sopravvivere e con la loro scarsa empatia. E' però chiamato a compiere il suo lavoro e a scontrarsi con l'ultima generazione di androidi, i Nexus 6: forti, intelligenti, agili, i Nexus 6 mal tollerano la loro condizione di sfruttati.. Liberamente ispirato al romanzo di P. Dick Do Androids Dream of Electric Sheep?, precursore del filone cyberpunk, con la pellicola di Scott il genere science-fiction subisce alcune profonde innovazioni stilistiche (l’ambientazione caotica e claustrofobica dello spazio urbano, le musiche evocative di Vangelis, le forti suggestioni visive) e tematiche (l’aspetto filosofico nella dialettica tra la natura umana e l’androide, identità e alterità, il tema dell’incomunicabilità) che renderanno il film un cult-movie del cinema di fantascienza.
Al centro di una incolta regione industriale esiste una
misteriosa Zona, di accesso proibito dalle autorità, dove molti anni prima
precipitò un meteorite – o un'astronave? – sprigionandovi una potenza magica,
capace di esaudire i desideri di chi riesce ad arrivarvi. Guidati da uno
“stalker”, uno scrittore e uno scienziato penetrano nella zona proibita. Durante
l’avventuroso viaggio emergono particolari inquietanti sulle caratteristiche di
ciascuno e della Zona stessa. La Zona è insidiosa, numerosi sono i trabocchetti
mortali e via via che il film procede essa assume caratteristiche simili al
funzionamento dell’inconscio... Liberamente ispirato al racconto lungo Picnic
sul ciglio della strada (1971) dei fratelli Arkadij N. e Boris N. Strugackij,
scrittori di fantascienza, il 5° film di A. Tarkovskij, e l'ultimo che girò
nell'URSS, è, nella sua enigmatica compattezza, un'opera affascinante: arcana,
poetica, crudele, fa del mistero di un luogo un’estetica dell’inconscio
In un lontano futuro, una potente colonia di esseri immortali domina la comunità
con l'aiuto di violenti Sterminatori. Il titolo della pellicola, Zardoz, deriva
dal celebre libro di favole di Frank L. Baum del 1900 "The Wonderful WiZARD of
OZ" e la storia - ambientata nell'anno 2293 - è un misto di fantascienza
filosofica e cerebrale. Il film è incentrato sul personaggio di Zed (Sean
Connery), sterminatore che si trova improvvisamente proiettato in un Vortice,
spinto da motivazioni misteriose. Zed è un elemento esterno, perturbante, dotato
di una carica distruttiva in grado di far crollare il fragile equilibrio su cui
si basa la società degli immortali, un mondo ormai cristallizzato e senza
prospettive di sviluppo. Cult-movie girato con mezzi modesti, Zardoz risente
molto (visivamente) dell’influsso della psichedelia e fluttua tra la tematiche
del primitivismo post-apocalittico e della distopia (il rovesciamento da incubo
dell’utopia), caratteristiche della fantascienza del Novecento.