Proiezione di "LA SVOLTA. DONNE CONTRO L'ILVA" di Valentina D'Amico (ITA, 2010)

20110408_ilva.jpg

A Taranto ci sono donne combattive (mogli, madri, lavoratrici) che vogliono spezzare il bastone dell’illegalità e dell’arroganza. Vogliono mettere fine all’impunità che mortifica la propria dignità, uccide i propri mariti e i propri figli, mina la propria salute.
Donne che si ribellano, oggi, contro quella che a Taranto e per Taranto è stata da sempre considerata una salvezza, da qualche tempo il peggiore dei mali: l’Ilva.
L’Ilva è la più grande acciaieria d’Europa che, insieme all’aumento annuale dei profitti, detiene il primato nazionale di morti sul lavoro (180 dalla prima apertura dei cancelli) e d’inquinamento dell’ambiente (il 92 % della diossina nazionale).
Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato.
Sullo sfondo, al centro, sempre la fabbrica. Il lavoro degli operai raccontato da dipendenti ed ex dipendenti, e svelato attraverso la vicenda di Antonino, morto nello stabilimento. La sua storia, narrata nel testo “La Svolta” scritto dalla moglie Francesca, nel video è interpretata da un attore. L’ingresso all’Ilva, il lavoro all’Ilva, la morte all’Ilva.
Da qui si dipanano le esperienze personali delle sei donne, e con loro si ripercorrono decenni di sconvolgimenti socio-economici e ambientali di una città che forse oggi ha trovato il coraggio di reagire contro la fabbrica. Quella fabbrica che è amica se dà lavoro (oltre 20mila occupati fino agli anni 90, neanche 13mila oggi), ma che è nemica perché disprezza l’uomo e mortifica l’ambiente. Con la complicità delle istituzioni, dei sindacati, dei cittadini-lavoratori (per necessità, per paura).

UNDERCORE DOCUMENTARY REVIEW 2011

2°edizione

 

20110403_undercore.jpg

 

A cura di UNDERCORE www.undercoreonline.com

 

Ciclo di proiezioni dal tema: “GRANDANGOLO. Storia dell’uomo nei conflitti moderni

 

“La caratteristica principale delle ottiche grandangolari è la loro breve lunghezza focale, che consente un angolo di ripresa più ampio. Rispetto alle ottiche con lunghezza focale superiore, inoltre, esse hanno di norma una maggior profondità di campo ed offrono una prospettiva alterata che porta ad esagerare la proporzione dei soggetti in primo piano facendoli apparire, rispetto alla realtà, molto più grandi di quelli in secondo piano.”

Con questa doppia prospettiva UNDERCORE ONLINE vi invita alla sua seconda rassegna dedicata all’arte del documentario. Un percorso ideato per oltrepassare le consuete rappresentazioni delle guerre del nostro tempo, che vi proietterà direttamente nel cuore delle stesse, grazie al coraggio e alla sensibilità artistica di alcuni dei più coraggiosi film-makers contemporanei.

4 appuntamenti per 4 documentari di grande spessore e qualità che forniranno insieme una panoramica più ampia possibile, da qui il titolo della rassegna, raccontando da una soggettiva ogni volta differente gli aspetti profondi e latenti delle moderne missioni militari internazionali. Dall’Iraq all’Afghanistan la guerra descritta con gli occhi di chi l’ha vissuta.

Il programma è costruito sulla base di un ipotetico percorso cronologico. Il primo appuntamento rappresenterà l’arrivo e la battaglia, ovvero la storia di un gruppo di soldati danesi catapultati nel conflitto afghano. Il secondo incontro ribalterà la prospettiva e  racconterà gli effetti che i conflitti hanno nella vita quotidiana della popolazione civile. Il terzo documentario si concentrerà sui lati oscuri che orbitano intorno agli aspetti militari dove, tra sparizioni e detenzioni illegali, quella che è stata presentata al mondo come missione civilizzatrice ha permesso il verificarsi di crimini contro l’umanità. L’ultima opera è dedicata ai tentativi di ricostruzione e rinascita politica e sociale, una volta terminate le ostilità, da parte di alcuni esponenti della società civile irachena sotto occupazione.

 

10 APRILE: proiezione di “IRAQ IN FRAGMENTS” di James Longley (94 min., 2006)

 

Frammenti di vita degli iracheni che si trovano alle prese con la guerra. I loro pensieri, desideri, credenze e preoccupazioni sono lo specchio dell’Iraq di oggi: un paese spinto in direzioni divergenti da differenze etniche e religiose. Il film è una domanda aperta: “un giorno - scrive il regista – gli Stati Uniti lasceranno l’Iraq, ma gli iracheni rimarranno. Il mio film è su di loro”. Iraq in fragments è diviso in tre parti, che corrispondono alla comune percezione della divisione del paese in sciiti, sunniti e curdi. La prima parte racconta la storia di Mohammed, un ragazzo orfano di 11 anni che vive a Baghdad e lavora come aiuto meccanico. La seconda è stata girata all’interno del movimento politico e religioso del leader sciita Moqtada al Sadr, tra Nassiriyah e Najaf, la terza a sud di Erbil, in una fabbrica di mattoni gestita da curdi.

UNDERCORE DOCUMENTARY REVIEW 2011

2°edizione

 

20110403_undercore.jpg

 

A cura di UNDERCORE www.undercoreonline.com

 

Ciclo di proiezioni dal tema: “GRANDANGOLO. Storia dell’uomo nei conflitti moderni

 

“La caratteristica principale delle ottiche grandangolari è la loro breve lunghezza focale, che consente un angolo di ripresa più ampio. Rispetto alle ottiche con lunghezza focale superiore, inoltre, esse hanno di norma una maggior profondità di campo ed offrono una prospettiva alterata che porta ad esagerare la proporzione dei soggetti in primo piano facendoli apparire, rispetto alla realtà, molto più grandi di quelli in secondo piano.”

Con questa doppia prospettiva UNDERCORE ONLINE vi invita alla sua seconda rassegna dedicata all’arte del documentario. Un percorso ideato per oltrepassare le consuete rappresentazioni delle guerre del nostro tempo, che vi proietterà direttamente nel cuore delle stesse, grazie al coraggio e alla sensibilità artistica di alcuni dei più coraggiosi film-makers contemporanei.

4 appuntamenti per 4 documentari di grande spessore e qualità che forniranno insieme una panoramica più ampia possibile, da qui il titolo della rassegna, raccontando da una soggettiva ogni volta differente gli aspetti profondi e latenti delle moderne missioni militari internazionali. Dall’Iraq all’Afghanistan la guerra descritta con gli occhi di chi l’ha vissuta.

Il programma è costruito sulla base di un ipotetico percorso cronologico. Il primo appuntamento rappresenterà l’arrivo e la battaglia, ovvero la storia di un gruppo di soldati danesi catapultati nel conflitto afghano. Il secondo incontro ribalterà la prospettiva e  racconterà gli effetti che i conflitti hanno nella vita quotidiana della popolazione civile. Il terzo documentario si concentrerà sui lati oscuri che orbitano intorno agli aspetti militari dove, tra sparizioni e detenzioni illegali, quella che è stata presentata al mondo come missione civilizzatrice ha permesso il verificarsi di crimini contro l’umanità. L’ultima opera è dedicata ai tentativi di ricostruzione e rinascita politica e sociale, una volta terminate le ostilità, da parte di alcuni esponenti della società civile irachena sotto occupazione.

 

3 APRILE: proiezione di “ARMADILLO” di Janus Metz Pedersen (100 min, 2010)

 

Mads e Daniel stanno prestando servizio durante la loro prima missione a Helmand in Afghanistan. Il loro plotone è di stanza a Camp Armadillo, proprio sulla linea del fronte di Helmand, e sta combattendo dure battaglie contro i talebani. I soldati sono lì per aiutare gli afgani, però man mano che la lotta si inasprisce Mads, Daniel e i loro amici diventano cinici approfondendo ancora più la distanza tra loro e la civiltà afgana. Armadillo è un’opera di embedded-journalism di alto livello, in grado di raccontare la guerra ‘a quota zero’. Un viaggio all'interno della mente dei soldati e un’originale riflessione sul rapporto dell'uomo con la guerra.

Proiezione documentario "IL CERCHIO: L'AUTISMO NON VA IN VACANZA" di Sergio Johannes.
A cura della ONLUS “Giulia Parla”.

20110327_asperger.jpg

"Il cerchio: l'autismo non va in vacanza" parla di un gruppo di adolescenti autistici che in estate, alla chiusura delle scuole, è stato seguito dalla ONLUS "Giulia Parla" presso l'istituto agrario "Giuseppe Garibaldi". Il documentario non intende comunicare ciò che fa un adolescente con autismo, ma i risultati che può raggiungere con tecniche abilitative neo-comportamentali.

Proiezione di “ALICE È IN PARADISO” di G. Chiesa (2002)

20110325_radioalice.jpg

Per 25 anni, Radio Alice è rimasta la "radio degli autonomi", la voce degli scontri che sconvolsero il capoluogo emiliano nel marzo '77. Eppure, chiunque si avvicini oggi alla vicenda di Radio Alice non fatica a scoprire che l'aspetto belligerante era ben lontano dal suo progetto culturale e dalle esperienze personali e collettive che l'avevano generata.
In realtà, Radio Alice è stato uno dei più singolari e originali esperimenti sulla comunicazione che abbiano mai preso piede in Italia. Priva di una vera e propria redazione e ancor più di un palinsesto, l'emittente bolognese, concepita nel 1975 nel bel mezzo dell'esplosione delle cosidette radio libere, aveva fatto della spontaneità e della contaminazione qualcosa di più di una semplice bandiera: un progetto in cui istanze politiche, artistiche e esistenziali si fondevano nel comune denominatore dell'universo radiofonico.


20110320_democrazia.jpg

Proiezione di "DEMOCRAZIA SCONFINATA" di Danilo Licciardello (52', 2010).
In collaborazione con Tana Libera Tutti. Sarà presente il regista.


Nella grande fabbrica italiana esistevano ed esistono  veri e propri reparti confino. Sono officine fittizie, spesso lontane dal cuore produttivo degli stabilimenti in cui le proprietà ciclicamente confinano lavoratrici e lavoratori scomodi, perché iscritti al sindacato, perché  insubordinati. Si tratta di ambienti insalubri in cui i lavoratori sono costretti all’ozio, al non lavoro. In questi “non luoghi” anche la democrazia appare sospesa e confinata. Il documentario si propone di attraversarli, dando la voce ai “confinati”. Sullo sfondo i mali che oggi affliggono il lavoro nella grande fabbrica italiana, con il pesante carico di morti, infortuni, malattie professionali e inquinamento ambientale.


20110318_bobo.jpg
Proiezione di “L'UOMO CHE AVEVA PICCHIATO LA TESTA" di Paolo Virzì

Chi, meglio dell'amico Paolo Virzì, può raccontare al grande pubblico la vita e le canzoni di Bobo Rondelli, cantautore geniale e sconsiderato, ritenuto dai suo fan "il più grande e sottovalutato artista vivente". Sono "adolescentemente cresciuti insieme" Roberto Rondelli e Virzì, il regista che ha realizzato un documentario tutto dedicato all'amico e alla loro città.

20110313_tina.jpg

Proiezione di “QUE VIVA TINA!” di S. Castano (Francia, 1997, 52')

Documentario dedicato a Tina Modotti, emigrata italiana, attrice a hollywood, grande fotografa in Messico con il compagno Edgar Weston, rivoluzionaria in Russia, Spagna e ancora in Messico dove muore misteriosamente in un taxi, di notte, all'età di 46 anni. Castano ha fatto un gran lavoro di indagine, raccogliendo testimonianze di molte persone che hanno conosciuto la Modotti. Molte le foto ben inserite nel montaggio che riescono a dare la sensazione di un'epoca in veloce trasformazione. Il documentario è accompagnato da una versione in 16 mm di "The Tiger's Coat" (Pelle di Tigre), il primo e unico film sopravvissuto interpretato dalla Modotti a Hollywood nel 1920. Da non perdere la quasi nascosta la galleria di foto su e della Modotti, ordinate per periodo, e il momento in cui ci si trova a diretto contatto con il lavoro della grande fotografa. Il suo stile deve tecnicamente, ovviamente a Edgar Weston, ma la composizione è assolutamente originale, nel modo in cui media temi estetici e sociali, simbologia e politica.

Proiezione documentario “IL SOL DELL'AVVENIR” di Gianfranco Pannone (2008, 77’)

20110227_avvenire.jpg

Reggio Emilia, 1969. Un gruppo di ragazzi abbandona la locale Federazione giovanile comunista, per dar vita, insieme ad altri coetanei di provenienza anarchica, socialista, cattolica, all’Appartamento, una comune sessantottina che insegue il sogno rivoluzionario e che vede nel partito comunista al governo della città, il tradimento degli ideali partigiani e antifascisti appartenuti ai loro padri e nonni durante e dopo la seconda guerra mondiale. Dall’esperienza dell’Appartamento, di lì a due anni, usciranno alcuni tra i più duri brigatisti rossi degli “anni di piombo”: Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, Prospero Gallinari, Renato Azzolini.
Reggio Emilia, autunno 2007. Alcuni dei “ragazzi del 1969” si ritrovano dopo quasi 40 anni nello stesso luogo, un ristorante sulle colline, dove il gruppo dell’Appartamento compì il salto tragico e fatale nella lotta armata.... Seduti intorno a un tavolo, con rievocazioni a tratti drammatiche, Franceschini, Paroli e Ognibene (tre ex brigatisti tornati alla vita normale dopo una lunga detenzione nelle prigioni di mezza Italia) insieme a Paolo Rozzi e Annibale Viappiani (che non aderirono alle Brigate rosse, e oggi sono impegnati il primo nel Partito Democratico, il secondo nel sindacato) ripercorrono una sorta di viaggio a ritroso, alla ricerca delle motivazioni più profonde delle rispettive scelte. A integrare le ricostruzioni dei cinque protagonisti, due testimoni davvero sorprendenti, che in vario modo e a vario titolo parteciparono alla esperienza dell’Appartamento: Corrado Corghi, ex dirigente della Democrazia Cristiana ed esponente del cattolicesimo del dissenso, e Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli comunisti trucidati dai nazifascisti nel ’43.

Proiezione documentario "MAN ON WIRE" di James Marsh (2008,90')

20110225_wire.jpg

In un luminoso mattino d’estate del 1974, il funambolo Philippe Petit camminò per più di un’ora lungo un cavo d’acciaio steso tra i due grattacieli più alti del mondo, le Torri Gemelle di New York, simbolo del progresso e del rinnovato ottimismo occidentale. “Man on Wire” è la storia di questa avventura surreale, progettata da un manipolo di eroici sognatori, figli del loro tempo. Attraverso il materiale girato durante la preparazione dell’intricato piano che li porterà in cima ai palazzi, il film, che ha letteralmente dominato nel panorama documentario dei migliori festival della stagione, racconta una parabola epica, una folle utopia al confine tra il gioco prodigioso, l'atto politico e la provocazione artistica.